nuotando nell'aria
"Ad essere sincera non ne sono così sicura. Di esistere intendo. Mi sembra di vedere le cose a tinte pastello." A.

Nome // Morgana
Specie // Misantropa
Età // 22

elucubrazioni
"Un cuore artificiale io vorrei, nessun suono. Non questo pianoforte pieno di violini, non questo slancio che nasconde sotto ali così immense, non quei sogni, nessun suono. [...] Dai prova a ferirmi, io non sento, non ci sono, sempre altrove, sempre forte, invulnerabile, magnifica. Dai prova a ferirmi, colpisci con potenza, fammi fuori, urlami qualcosa di terribile, sbranami, dai sbranami, io non sento, non ci sono, sempre altrove, sempre forte, invulnerabile, magnifica." I.S.

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[L'odore del petrolio]
giovedì, 26 novembre 2009

Per lucidare la lastra di zinco devi strofinarla con la carta abrasiva e il petrolio. A lungo. Fino a specchiarti. Mentre lo faccio annuso le mie dita imbrattate di nero. Non avevo mai visto il petrolio. Ha un odore particolare. Proiezioni acide. Un animale indefinito a dibattersi fra le proprie ali pesanti.

La vita è strana.
Una mattina ti svegli e vedi petali e pesci rossi piovere dal soffitto.
Un giorno senti l'odore del petrolio e ti accorgi che le parole sono inutili.

Fiumi di parole che scorrono dappertutto. Davanti al distributore di bevande. In soggiorno. Al telefono. Per strada. Al pub. Nella mia stanza. Scivolano fuori dalle nostre bocche. Si espandono. Sporcano l'aria. E ad un certo punto ti accorgi che è tutto fumo. E' rumore. Come se non stessi parlando affatto. Come se nessuno parlasse. Come se l'unico scopo dei dialoghi fosse quello di sporcare il silenzio.

La realtà ha affilate angolazioni.
Un mimo in una strada affollata attira i passanti. Lo guardano, sorridono. Potrebbero perfino volergli bene. Chissà a cosa sta pensando, mentre compie i movimenti. Potrebbe pensare alle cose più terribili, nessuno lo saprà mai. Perchè un mimo non può comunicare per davvero. Un mimo non può urlare. Un mimo è forse la persona più sincera del mondo, perchè non può dire bugie. Un mimo, non dice niente. Le parole dei miei giorni odorano di petrolio. Le parole dei miei giorni valgono quanto un mimo truccato di bianco che si muove in silenzio in una strada affollata.

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[Cercare la luce]
lunedì, 16 novembre 2009

"Depersonalizzarmi è la scelta più sana che io abbia mai fatto." Shine
 

C'era un mostro feroce che viveva nel suo stomaco. Un mostro sedato con cura. Al suo risveglio la terra franava e i castelli di carte si riducevano in pezzi. Luilei restava sospesa sul baratro. Guardando cadere i frammenti di carte. Il reale distorto assumeva orribili forme. Un sentire che cola dai muri. Orologi di Dalì.

Il richiamo del baratro ha un sapore dolcissimo.
Lasciarsi cadere è la scelta più semplice.

Luilei nel limbo del letto. In posizione fetale. Svuotato dall'ennesima lotta. Ricostruire i castelli di carte. Desiderare di non esistere affatto. Luilei era appesa al soffitto. Iniziò a non distinguere la sua identità. A chiedersi quale dei due corpi svuotati le appartenesse. Certe volte aveva la sensazione che l'altro fosse una proiezione della sua mente. Per confonderla ancora di più. Per essere in quattro invece che in due. Luilei, e i relativi mostri. O forse era una sola cosa. Forse era un unico essere. Una falena che si dibatte nel cercare la luce. Si, una falena. Due ali. Quattro facce.

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[Senza bocca]
domenica, 15 novembre 2009

                               "Io sono spaccata. 
        Io sono nel passato prossimo.
  Io sono sempre cinque minuti fa.
                     Il mio dire è fallimentare. 
                              Io non sono mai tutta
                              
mai tutta.

Io appartengo all'essere e non lo so dire
                                                        non lo so dire
                              io appartengo e non lo so dire
                                                      non lo so dire
                           io appartengo all'essere
                           all'essere
                               e non lo so dire."

M. Gualtieri

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[Sotto dita fredde]
mercoledì, 11 novembre 2009

Tesserai i miei capelli come trame di un canto
conosci le leggi del mondo e me ne farai dono.


Sotto dita fredde l'esistenza cambia forma. Alzatevi giovani amanti dai vostri giacigli. Un vampiro psichico a lasciarmi esangue accanto al pianoforte. Le mani calde della notte vi hanno cullati abbastanza, adesso alzatevi. Sono scappata dalla tua musica a lungo. Perchè sapevo che. Sarebbe stato un sentire violento. Ogni scusa era buona pur di non sentirti suonare. Dovevo proteggermi. Che ne sarebbe stato di me, se quel sentire violento mi avesse investita. Cosa avrebbero pensato gli altri, nel vedermi esangue. Gli occhi brillanti di pianto. Braccia, occhi e denti e gambe leggere come bolle impazzite. Ora non posso più sfuggirti. Le persone credono che quello che suoni sia dolce. Ma la gente non possiede un violino impazzito al posto del cuore. Per me, la tua musica è violenza. Sei tu. Che mi investi del tuo essere. Sei tu. Il tuo entusiasmo. La tua rabbia. Le tue aspettative. Il passato e il futuro. La tua consapevolezza che ad ogni singola nota di quel pianoforte, lascerai senza respiro chi ti ascolta. Graffi la vita mentre suoni. Le gridi che tu sei lì, e ce la farai, qualunque cosa accada ce la farai. E' insostenibile assistere a questo. Ricordi, come accendere i fiammiferi tutti insieme. Succederà, prima o poi, che perderò i sensi. Mi vedrai scivolare sul pavimento. E il tuo pubblico crederà che io mi senta male. Ma tu non preoccuparti. Sarò solo diventata musica. Sarò diventata il suono della tua voce mentre canti. Sarò entrata nell'aria. O sotto i tasti. Sotto le tue dita fredde. Tu non preoccuparti. Continua a suonare. Continua a piangere. Continua ad ascoltarmi piangere. Continua a rialzarmi. Continua a lasciarti rialzare. L'inverno è morto. Il sole, ormai, è nostro. 

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[Le luci fuori dal finestrino]
mercoledì, 11 novembre 2009

Le parlò di sincerità devastanti. Lady Violet si girò dall'altra parte. Lasciandogli la propria mano in grembo. Ad incrociare gli sguardi avrebbe potuto avvenire uno schianto. L'equilibrio sottile avrebbe potuto rompersi. Gli occhi sono estremamente trasparenti. Più delle parole. Più di tutto. Così posò lo sguardo sulle luci fuori dal finestrino. E in quell'istante il tempo subì leggeri sfasamenti. Si ritrovarono al mare, a costruire un castello di sabbia. Una mamma triste a vegliare su di loro, da lontano. Facciamole vedere il nostro castello, disse Lady Violet, magari sorride. Si ritrovarono sul pianerottolo, quando Lady Violet aveva ancora i capelli neri e doveva vedere una casa in affitto e c'era questo ragazzino sulla soglia che la fissava in silenzio. E poi Lady Violet era in soggiorno a lavorare sulle illustrazioni di Darkdemonia e quella specie di fratello acquisito si piegò al suo fianco per vederle meglio. I ricci tornati da poco le sfiorarono la guancia e Lady Violet si avvicinò impercettibilmente per sentirne l'odore, e cambiò modo di respirare. E il tempo balzò in avanti. C'era l'ex stanza di Nicolò e c'erano occhi brillanti di pianto che confessavano segreti. C'era un quartetto che preparava dolci senza neanche immaginare ciò che sarebbe accaduto. C'erano Lucrezio e Puntaspilli e i ricci che erano diventati colorati e il sole che gli schiariva il blu delle iridi.


Lady Violet continuò a guardare prudente il bagliore dei lampioni. Strinse la mano a quell'uomo cresciuto di colpo. Evitando con cura di guardarlo negli occhi. Lady Violet non era mai stata molto coraggiosa. 

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[Una pagina del block notes]
mercoledì, 04 novembre 2009

Ho aperto la porta di casa. E c'eri tu. Forse sei rimasto lì davanti per un'ora. Aspettando che aprissi la porta. Senza un motivo preciso. Avevi gli occhi luminosi. Mi hai mostrato una pagina del block notes, in silenzio. C'era scritto "chiudi gli occhi".
Ho chiuso gli occhi.
Mi hai abbracciata.
Zucchero filato e pelle di vaniglia.
In quell'istante il tempo si è fermato.

"Guardami cambiare forma dopo forma e ancora
respirare i tuoi capelli dentro un giorno nuovo."

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[Proteggimi dai lacrimogeni]
sabato, 17 ottobre 2009

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[Il vento]
giovedì, 15 ottobre 2009

Poi è arrivato un vento fortissimo. Così, dal niente. E' entrato violento dalle finestre. Ha buttato giù lo specchio, quello grande. Rumore. Cocci. Abbiamo guardato il pavimento cosparso dei nostri riflessi. Merda, come faremo a truccarci, ho detto alla mia coinquilina. Come faremo a truccarci.

Il vento fortissimo scuoteva la casa. Il legno marcio delle finestre non reggeva. Per chiuderle abbiamo messo delle sedie davanti alle imposte. Neanche quello bastava.

Lo scirocco rovente soffiava scaldandomi. Rompendo gli specchi.
La coscienza annunciava tragedie imminenti.

(forse sei un congegno che si spegne da sè)

E poi è successo. Nonostante le sedie sulle imposte. Nonostante avessi fatto di tutto per fermare il vento. Quel vento fortissimo.

E mi chiedo. Come potrò guardarmi allo specchio. Il mostro che sono nel riflesso. Come puoi non odiarmi. Dove la trovi la forza di piangere insieme a me. Insieme a quel mostro che ti ha spezzato. E adesso mi chiedo cosa può esistere di più straziante di un uomo spezzato che guarda la sua carnefice, a testa alta, le punta gli occhi bagnati addosso e dice: non voglio perderti per niente al mondo.

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[Maschere di cera]
lunedì, 12 ottobre 2009
Per più di un istante. Per più di un istante di orologio fu investita dalla sensazione dolce dell'appartenersi. Di essere precisamente se stessa. Le parole le sfuggivano veloci dalla bocca e la maschera giaceva sul pavimento. Le era scivolata dalla faccia all'improvviso. I pesci rossi sono come petali. Intanto la sua coscienza annunciava tragedie. Volteggiano aprendo la bocca. Sfiorano il fondo e poi volano. La logica conseguenza dell'assenza di maschere è il consumarsi e poi ferirsi, le ricordò la coscienza, diligente. Raggiungendo costellazioni brillanti si perdono. E ricadono colorate foglie d'autunno. Sull'asfalto. Boccheggiando. 

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[Piove]
venerdì, 02 ottobre 2009

Quando piove mia madre cosparge la casa di bacinelle, come fa Mago Merlino. Ha un nonsochè di divertente questo soffitto bucato. Notte la gatta si allontana dalla finestra con aria indignata, Brandon Lee sussurra la sua solita frase del cazzo, D'annunzio cerca un'Ermione affogata e Palermo si trasforma in Venezia, solo un pò più sporca. Preparo le ennesime valigie e frugo nei cassetti per vedere se mi è rimasto un pò di entusiasmo, nascosto da qualche parte.

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