
nuotando nell'aria
"Ad essere sincera non ne sono così
sicura. Di esistere intendo. Mi sembra di vedere le cose a tinte pastello."
A.
Nome // Morgana
Specie // Misantropa
Età // 22
elucubrazioni
"Un cuore artificiale io vorrei,
nessun suono. Non questo pianoforte pieno di violini, non questo slancio che
nasconde sotto ali così immense, non quei sogni, nessun suono. [...] Dai
prova a ferirmi, io non sento, non ci sono, sempre altrove, sempre forte,
invulnerabile, magnifica. Dai prova a ferirmi, colpisci con potenza, fammi
fuori, urlami qualcosa di terribile, sbranami, dai sbranami, io non sento,
non ci sono, sempre altrove, sempre forte, invulnerabile, magnifica."
I.S.
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E me la prendo con l'asfalto. Si, l'asfalto. I miei pacifici amici al fianco. Siamo due Robert Smith e una Gothic Lolita e girovaghiamo per le strade sporche. In mezzo a ragazze basse e grasse e uomini ingellati con i brillantini sul culo. Io picchio l'asfalto. Fisso i passanti sperando che qualcuno mi insulti. Per via del cespuglio viola che ho in testa e il collare sadomaso e tutto il resto. Spero che qualcuno mi insulti. Ma nessuno lo fa. Stranamente questa fottuta sera nessuno mi insulta. Probabilmente me lo leggono in faccia che sto solo aspettando un pretesto per ringhiare. Un leone in gabbia. Io sono Robert Smith, continuo a ripetere ai miei pacifici amici. L'asfalto non protesta. Lo ferisco. Si sporca di bile nera.
I miei pacifici amici diventano una massa informe davanti al locale. Sorridono, parlano, ballano. Mi metto a ballare anch'io barcollando sulle zeppe dodici centimetri fuori moda. Poi mi viene da vomitare a vedere un tipo che mi sculetta davanti. Così mi piazzo al bancone e inizio a scolare alcool e bile. E vaffanculo. Tommaso mi si mette accanto rovesciandomi addosso le sue sventure. Sono tentata di farlo a mia volta, ma non lo faccio. Perchè ne ho abbastanza di sentirmi patetica. Perchè in fondo il motivo della mia rabbia lo è, patetico. Perciò continuo a bere e a strafogarmi di olive e ad ascoltare in silenzio le sventure di questo Tommaso che mi si è piazzato accanto probabilmente per pena, perchè ha sentito odore di rabbia e tenta di farmi sentire meglio raccontandomi la sua, di rabbia.
E alla fine mi trascino sul marciapiede e sembro una battona e mi reggo addosso al mio coinquilino che ride di come sono ridotta e fa bene e Spleen mi telefona e io presa come sono dalla mia bile nera ci capisco ben poco di quello che mi dice e le parlo mentre gli scalini mi scorrono davanti e butto il peso della mia esistenza addosso ai pacifici amici che mi sorreggono, mi sorreggono, mi sorreggono. Sempre e comunque. A volte mi chiedo perchè lo fanno. Perchè mai dovrebbero sorreggere questa pazza isterica che oggi si è pure convinta di essere Robert Smith.
E mi dici che mi autodistruggo allo scopo di essere notata da un eventuale cavaliere oscuro ed essere salvata e portata fuori dalla merda. E a me viene tanto da risponderti di ficcartelo su per il culo il destriero, il mantello, la Strega Nera, Fulmine, Saetta e tutta quella fiaba di merda. Ma non lo faccio. Per lo stesso motivo di prima, non lo faccio. Ti rivolgo un sorriso di pixel e vado avanti.
Quando sento il desiderio irrefrenabile di fare quello che non oso fare e che magari poi farò.
E alla fine brucerò. Brucerò. Brucerò.
E alla fine brucerò. Brucerò. Brucerò.
E alla fine brucerò. Brucerò. Brucerò.
E alla fine brucerò. Brucerò. Brucerò.
E alla fine brucerò. Brucerò. Brucerò.
E alla fine brucerò. Brucerò. Brucerò.
E alla fine brucerò. Brucerò. Brucerò.
E alla fine brucerò. Brucerò. Brucerò.
Famelika, Maschere felici
[Ombre sul soffitto]Certe notti sono fatte di ombre sul soffitto. Dal silenzio fortissimo. Nessuna interferenza a disturbare il pensiero, a parte il rumore di qualche macchina ogni tanto. Ascolto degli audiolibri per tranquillizzarmi. Scelgo voci pacate, preferisco quelle maschili. Mi ricordano il suono della voce di mio padre quando mi leggeva le fiabe. A volte funziona, e mi addormento in mezzo a quel fiume di parole pronunciate con dizione impeccabile. Altre volte no. E allora spengo la voce di Sandro Veronesi e studio. Per non buttar via la mia notte del tutto. Per ammazzare il senso di colpa. E finisco di studiare un libro. E poi un altro. E poi un altro. E poi un altro ancora. No, non è vero. Stanotte ho finito solo un libro, ma finirli tutti è esattamente quello che avrei voluto fare. Assorbirli alla velocità della luce. Se la mia mente fosse iperassorbente e ingoiasse le nozioni in un lampo potrei meglio tollerare la mia instabilità emotiva. Se la mia memoria fosse funzionale per lo studio almeno un decimo di quanto lo è per i ricordi spiacevoli, potrei tollerarla con più facilità. E invece mi ritrovo con una memoria indelebile che funziona solo per ciò che non voglio ricordare, e quindi completamente inutile, e con delle notti sprecate.
La mattina presto è insopportabile. Apri la finestra e ti rendi conto che non sai proprio che fartene, di quel cielo acerbo. E così la richiudi. Tutti dormono, nessuno esiste ancora. Ingoio caffè e inizio a scrivere nel blog, che almeno quello esiste anche nelle mattine acerbe. Rileggo quello che ho scritto e noto che c'è qualcosa di diverso nel mio modo di scrivere, qualcosa di meccanico, e penso che mi fa decisamente cagare. Ma in fondo che importa. In fondo questo è solo un discorso insensato tra una che non ha chiuso occhio e il suo blog, e ha tutto il diritto di far cagare.
[Roghi gravidi]
Se guardi in alto vedi il sole. I Quattro Canti. Donne truccate col cane al guinzaglio. I viali alberati. Ho sempre desiderato di vivere in un posto con dei viali alberati. Magari aceri rossi. Quando vivevo in centro calpestando spazzatura li guardavo, gli aceri. C'erano gli aceri nella strada che percorrevo per andare a trovare il mio vicino di casa. Mi sentivo così bene. Finalmente avevo i miei viali. La signora indiana del negozio proprio accanto mi spiegava come usare lo zenzero. Potevo metterlo nel tè o usarlo per guarnire il pollo.
Se guardi in basso vedi il mare verde marcio. Ti sforzi di pensare che sia un frullato di alghe. Un frullato di alghe nel mare. Che quel marcio non provenga da uno scarico. Se guardi in basso vedi i delinquenti, che sono indubbiamente dei gran signori. Usano modi cortesi. Invece di scipparti la borsa, ti seguono nei vicoli bui e poi ti invitano a dargli tutto quello che hai. Il gentile signore che ha rapinato il negozio di Pamela, per esempio, le ha puntato la pistola contro con gran classe. Senza scomporsi. Signori e signore, questa è una rapina. Mancava solo l'inchino.
Ultimamente, nonostante ti ostini a guardare in alto, senti la puzza di discarica. Cammini per strada e la senti. Mangi un gelato e la senti. Guardi gli alberi e la senti. Perchè gli spazzini hanno deciso di fare sciopero.
Hanno ucciso la mia città con un colpo dritto al cuore. Quei cassonetti che straripano uccidono un pò anche me, a dire il vero. Immaginate di svegliarvi una mattina e trovare la vostra casa ricoperta di immondizia. A volte mi chiedo se Palermo sia mai stata qualcosa di diverso da quello che è. Mi piace pensare che qualcuno l'abbia uccisa all'improvviso, lo trovo meno deprimente.
[Insetti]
Il migliore antirughe è smettere di fumare.
Seguivo spaesata la lezione. Ero sempre spaesata. Non sapevo mai un granchè di quello che facevo. Vivevo a caso, in quel fiume di persone di cui non memorizzavo neanche la faccia. Mi girai e chiesi infomazioni al tipo al mio fianco. Il tipo al mio fianco rispose in maniera composta. Il tipo al mio fianco aveva qualcosa di diverso dagli altri. Lo studiai con attenzione. Era il modo di muovere gli occhi, e la bocca, e le mani. Somiglianze. Sono solo somiglianze, mi dissi. Naturalmente non mi ascoltai e continuai a fissarlo. Quasi mi aspettavo che porgendomi la mano mi dicesse piacere, sono il clone di.
Uccisi i ricordi come fossero insetti, sfoggiai un sorriso impeccabile. Lo ringraziai. Uscii dall'aula pregando di non rivederlo mai più. Il migliore antirughe è smettere di fumare.
