

nuotando nell'aria
"Ad essere sincera non ne sono così
sicura. Di esistere intendo. Mi sembra di vedere le cose a tinte pastello."
A.
Nome // Morgana
Specie // Misantropa
Età // 22
elucubrazioni
"Un cuore artificiale io vorrei,
nessun suono. Non questo pianoforte pieno di violini, non questo slancio che
nasconde sotto ali così immense, non quei sogni, nessun suono. [...] Dai
prova a ferirmi, io non sento, non ci sono, sempre altrove, sempre forte,
invulnerabile, magnifica. Dai prova a ferirmi, colpisci con potenza, fammi
fuori, urlami qualcosa di terribile, sbranami, dai sbranami, io non sento,
non ci sono, sempre altrove, sempre forte, invulnerabile, magnifica."
I.S.
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Lui mi fa le foto a sorpresa mentre mi sciolgo le trecce..
[]Menù del nostro pranzo di Natale
Salmone affumicato
Tortellini alla carne con panna
Arrosto di tacchino
Nfriulata fatta in casa
(una specialità ciminnese. Una specie di calzone rustico con dentro un ripieno di carne buonissimo)
Patate al forno
Spumante, vino bianco, crema di limoncello
Torta gigante al cioccolato


Saranno almeno 4 anni che non passavo il Natale con la mia famiglia – ero sempre troppo presa dai cazzi miei per accorgermi dei miei genitori – per accorgermi di quanto è bello vederli felici – basta così poco. Papà – lo chef più originale del mondo – ha pensato a tutto, perfino all’antipasto, ha fatto perfino le nfriulate – se non state in Sicilia non vi potete nemmeno immaginare quanto sono buone – e io ho preparato la torta – una torta gigante tutta piena di crema e di panna – ci ho disegnato sopra le foglie di vischio col cioccolato e ho messo al centro tre ciliegie candite. Abbiamo messo una tovaglia rossa sul tavolo con una candela al centro – la candela che mi aveva regalato Merlino che non avevo mai acceso per non sciuparla – ho spento la tv e abbiamo mangiato in silenzio – ho mangiato anch’io! Una nausea pazzesca a sentire tutto quel cibo sullo stomaco, ma è ora di smetterla, voglio tornare in forma, voglio riprendere i miei chili – Mio nonno si è commosso – lui piange sempre per le cose belle. E’ stato un Natale molto speciale perché più che il Natale abbiamo festeggiato la mia guarigione – il ritorno del mio sorriso – ed è bello vedere i miei genitori così felici per me – è bello vedere quanto mi amano.
Come qualcuno mi aveva suggerito, ho cambiato la grafica al blog. Quella di prima non mi rispecchia più, era troppo vuota, nera, essenziale, avvelenata. Questa volta l'ho disegnata senza trattenermi, senza crearmi il problema che agli altri possa non piacere. E' venuto fuori qualcosa di confuso e colorato, magari poco chiaro, però a me piace un casino!!
[]“Giornate di una felicità così intensa non capitano così spesso nella vita. Ed è seguendo questo pallido miraggio che la gente continua ad andare avanti e ad invecchiare” B. Yoshimoto

Fra è il mio principe azzurro personale che mi ha tirata fuori dalla merda. In realtà lo conoscevo da anni ma ci eravamo persi di vista, lui preso dalle sue storie, io dalle mie. Ed è rispuntato così, dal nulla, nel mio momento peggiore. E invece di sparire – invece di scappare dal male come fanno tutti – si è attaccato a me – a quella parte di me rimasta sepolta per anni – ed è riuscito a tirarla fuori. E così oggi mi sono messa la mia sciarpa a righe - la sciarpa che sa di felicità - e siamo andati in campagna e abbiamo riempito un block notes di disegni cretini – avete presente i disegni orribili dei bambini piccoli? - abbiamo disegnato strade e montagne e soli e conigli azzurri con i capelli crespi e mucche e pesci parlanti e in alto, proprio in alto il pianeta del piccolo principe con un fiore pieno di spine e Fra ci ha messo una scaletta che scende verso la terra – una scaletta capite? – e poi ci siamo messi sul terrazzo a guardare le nuvole – c’era il sole e il cielo azzurro – c’era una nuvola che sembrava un pesce giallo – mi ha regalato un peluche che sembra l’happy hippo della TV, quello che canta assieme al cane – ci siamo messi sul terrazzo a prendere il sole e guardare le nuvole e lui ha fatto cantare l’ippopotamo e io ho riso - sembriamo il gigante e la bambina messi insieme – lui un colosso e io uno scricciolino – mi ha presa in braccio come niente - siamo così diversi eppure gli voglio un bene dell’anima – una volta qualcuno mi ha detto che solo gli amici speciali si possono abbracciare – sono fortunata ad avere un amico così speciale.


Arrivata a casa ho tirato fuori tutto dai sacchetti e ho cominciato ad impacchettare i regali – adoro impacchettare i regali – la coniglia mi zompettava attorno curiosissima come se capisse quanto ero frenetica. Sono sicura che guarirà la mia bimba, deve guarire per forza perché adesso sto bene e posso darle tutte le cure e l’affetto che merita – e io che l’avevo abbandonata nello sgabuzzino solo perché aveva paura di tutto – siamo proprio tutti uguali, siamo uguali da far schifo.
I regali devono essere delle sorprese, ma tanto a voi posso dirlo cosa ho comprato no? A Rosanna ho comprato un porcellino di peluche che dorme con tanto di cuscino – lei adora i porcellini, un po’ come io impazzisco per i conigli – a Marta e Sarah ho comprato due panterotti neri, gli schiacci la pancia e loro ruggiscono – sembrano me! – ad Antonietta non sono riuscita a trovare niente di adeguato, i regali sono una specie di messaggio in codice, e c’è una cosa importante che voglio dire ad Anto, ma questa cosa non basta dirla, bisogna mostrarla, e non ho proprio idea di quale oggetto possa mostrare un concetto tanto complesso. A mia mamma ho comprato gli orecchini azzurri – è da sempre che glielo dico – due orecchini azzurri le starebbero benissimo. Ad Onofrio invece ho comprato una cosa speciale – un grembiule da cuoco completo di presine imbottite, tutto giallo e arancione- il giallo e l’arancione sono due colori che trasmettono allegria ed energia – antidepressivi per eccellenza – e visto che lui sta sempre ai fornelli la tristezza dovrebbe scomparirgli per sempre. E a Francesco ho comprato il Piccolo Principe. In quel libro c’è il nostro mondo senza senso e allucinato – fatto di metafore e simboli così strampalati che a volte non si riescono nemmeno a capire – ma sono sicura che
lui capirà.
Io proprio non lo so se sono i farmaci a farmi stare bene, ma anche se fosse non è che me ne importi più di tanto, vorrà dire che mi impasticcherò a vita, vorrà dire che farò una vita breve ma intensa, perché passo dopo passo sto guarendo – e io che mi accontentavo di tornare come prima – sto imparando a vivere sul serio – sto imparando a sorridere – l’ansia non c’è più – era solo ansia capite – era l’ansia che mi impediva di sorridere – ansia – una cosa da niente
sono tanto tanto felice
Tornando al presente, dopo una notte d’inferno puro - un’arrampicata sugli specchi orribile a vedersi – se c’è qualcosa che mi manda veramente in bestia sono i castelli di balle – dicevo, dopo una notte d’inferno puro, ieri mi sono alzata alle 5 e sono andata a scuola, e invece di piangere nel solito angolo ho parlato tanto, ho parlato tanto tanto con Marta – adorabile Marta sempre presente nei momenti peggiori – che ha dipinto un cuore azzurro nel mio diario – quello verde acido che ho comprato a Torino - scrivendoci “con amore Marta”. Cristina mi ha raccontato della sua vicina depressa che non rideva mai, che si era buttata dal quinto piano e adesso sta bene, è cambiata, si è tagliata i capelli, ride. Mi ha detto che si guarisce, mi ha detto che la forza ce l’ho nella mia testa. La professoressa mi ha detto che devo trovare un motivo, che lei era triste ma con la sua bambina – il suo segreto della felicità si chiama Giulia come la bimba dell’unica favola che ho mai scritto - e l'avevo scritta proprio per la sua materia – strano a pensarsi – grazie a Giulia ha trovato un motivo per vivere. Sabato Irene mi ha detto la sua esperienza – mi ha raccontato il suo piccolo inferno – e io lo terrò bene in mente perché è straordinario come sembriamo tutti diversi, ma in realtà siamo così simili. E il mio professore di italiano – la persona più dolce del mondo – mi ha permesso di fare il tema invece del compito su Manzoni – non ero stata in grado di studiare a causa del mio cervello in pappa – lunedì ho passato una giornata intera a leggere e rileggere 4 misere pagine senza capirci un cazzo – ma lui mi ha permesso di scrivere – e mentre andava a prendere il compito io piangevo – e Marta non mi capiva “Come fai a piangere per un tema?” e io le ho detto “Tu non avresti paura di scoprire di non riuscire più a dipingere?” E poi mi sono trovata faccia a faccia con il foglio bianco. Tremendo. La testa vuota. Dovevo scrivere un articolo giornalistico che riguardasse il cambiamento dei metodi di comunicazione, da Gutemberg agli ebook, basandomi sulle fonti. Ho letto e riletto le fonti ma le parole non mi restavano in testa – il mio maledetto cervello in pappa – leggendo perdevo il segno, perdevo il filo del discorso, andavo a capo di due righe invece di una – non so più leggere - panico – allora ho preso un paio di frasi dalle fonti e ho cercato di scrivere qualcosa che fosse più o meno attinente. Ho fatto uno schemino che mi aiutasse a seguire la logica – come alle elementari. Ho riempito il foglio. Spero di non aver scritto troppe cazzate. Quando ho finito il prof mi ha chiesto se avevo in mente di leggere qualcosa in queste vacanze – mi veniva da ridere - io leggere di nuovo un libro?! Stiamo scherzando?! – gli ho detto che non riesco più a leggere e lui “Sei stanca” – magari fosse solo stanchezza – ma è bello tutto questo – anche se certe volte non riesco ancora a guardare le persone negli occhi quando mi parlano – è bello non provare più paura – credo siano i farmaci a togliere l’ansia – a togliere la mia eterna voglia di scappare dagli altri – a cancellare piano piano il mio bisogno di distruggermi – di annientarmi - è bello è bello è bellissimo è come tornare a respirare lo so che non mi capite ma chi ha respirato da sempre non potrà mai essere felice di respirare e io lo sono io amo l’aria io sono tanto felice finalmente la paura sta scomparendo..
Finita la scuola sono andata a piazza don bosco e mentre aspettavo Francesco guardavo due cuccioli di beagle pensando alla nuova gatta di Fabrizio. Gli avevo chiesto “Chi è riuscita a convincerti a prendere un animale?” lui mi aveva risposto “Nessuno..” e poi ricordi, la memoria che funziona dolorosamente “La frangetta non è poi così male se pettinata bene” “Non mi scopo una che sembra quella delle tatu” – effettivamente questo è vero, non ci assomiglia per niente - “Alle altre ragazze non ci penso” “Mi sembrerebbe di tradirti perché nella mia testa è come se stessimo ancora insieme” balle che decrescevano progressivamente man mano che capiva che io sapevo già tutto “Non posso chiamarti, non sono solo” “Non è come pensi tu” “Frequento gente, non più solo maschi, ma non una persona fissa” “Frequento una ragazza, ma non nel senso che pensi tu” “Sto iniziando ad incazzarmi – non farmi incazzare” “E’ vero ho un’altra, sto insieme a lei da una settimana” chissà che faccia farebbe Veronica se le dicessi che mentre sta con lei Fabrizio mi scrive che mi amerà per sempre e vorrebbe tornare indietro – probabilmente non mi crederebbe, come io non avevo creduto a Samantha e ad Isabella – e poi altri ricordi “si è stufato delle tue seghe mentali, della tua depressione, del tuo essere spenta” – che un morto si stufi di una persona spenta è proprio il colmo – il bue che dice all’asino cornuto - e poi ferite profonde – ferite profonde profonde – come ha potuto tradire i miei segreti? Spettegolare delle mie ferite più profonde come niente – come fossero niente – del resto dovevo aspettarmelo – come spettegolava delle ferite degli altri con me è ovvio che dica al mondo intero le mie ferite – la fobia dell’acqua è un segreto importante lo sai? Lo hai tradito dicendomelo - e io ingenua che gli dicevo ti prego non tradire mai i miei segreti anche se dovessimo lasciarci anche se tu dovessi odiarmi ti prego non farlo mai – io ingenua continuo a custodire i suoi segreti come le cose più preziose del mondo – sono una bambina ingenua che non ha mai capito come stanno le cose – la fiducia e la sincerità sono solo utopie.
E’ arrivato Francesco a svegliarmi dai pensieri. Ridendo nemmeno si è accorto di avermi tolta dall’inferno. Siamo andati al Mc Donald dell’Agip senza mangiare – iononpossomangiare - e abbiamo fatto l’altalena sulle panchine come due cretini – c’era il sole questa volta ma faceva troppo freddo, perciò siamo saliti in macchina – la sua macchinina azzurra piccolissima – non ho mai visto una macchina più carina di questa – con una formichina di peluche appiccicata sul vetro. E lui mi ha regalato un paio di ali di carta – ali di carta capite? – me le ha regalate sul serio – un regalo bellissimo - me le ha messe sulla schiena come se il nostro mondo senza senso fosse reale. Siamo andati in bancarelle strane – quelle che vendono solo cose inutili – e questa volta non sono rimasta paralizzata come era successo sabato - come un topo tra i leoni (avrà spettegolato anche su questo?) – niente agorafobia sociofobia annullamento ansia depressione dolore terrore - stavolta no - questa volta ho riso – Francesco mi ha fatta ridere – ho guardato i libri – bruciaincenso a forma di drago – uno scimmiotto di legno talmente orribile che quasi quasi me lo sarei comprata – e poi in una bancarella cinese ho comprato un criceto di peluche, gli premi la zampina e lui suona una melodia cinese con la chitarra muovendo la testa a tempo di musica. Ci siamo accorti che era tardissimo – la cognizione del tempo certe volte sparisce – ma ho comprato un’altra cosa inutile – una sciarpa bianca a righe verdi bruttissima che mi sapeva di felicità. Ho perso l’ultimo autobus. Mi ha accompagnata a casa con la sua macchinina azzurra – un viaggio bellissimo in mezzo a Palermo tutta illuminata – arrivati a Ciminna voleva vedere il paese, e sempre con la macchinina azzurra siamo andati in giro, e lui mi faceva domande strane sulle strade – gli piacevano le strade di Ciminna – e io ridevo - e nemmeno si accorge di togliermi dall’inferno – e invece di lasciarmi a casa ci siamo fermati a parlare – abbiamo parlato tanto – anche se il verbo parlare è riduttivo – ci siamo detti cose bellissime e anche se le cose belle vanno urlate al mondo e le cose brutte vanno cancellate, quello che ci siamo detti è troppo magico per essere urlato. E a me non importa se la sincerità e la fiducia sono soltanto utopie, non mi importa, lui le merita entrambe, perché è soprattutto grazie a lui che sto uscendo dal mio inferno e anche se un giorno dovesse mentirmi io gli sarò sempre grata di quello che sta facendo per me.

Ho scritto tantissimo oggi nel blog. L’ho scritto da schifo lo so, ho scritto troppo e nessuno avrà voglia di leggerlo, ma non mi interessa scrivere bere adesso, per la verità non mi interessa nemmeno che qualcuno lo legga - mi interessa solo capire quello che mi sta succedendo, mi interessa aprirmi e gridare al mondo quello che sento – perché mi sono nascosta per troppo tempo – perché non è vero che nessuno può capirmi – siamo tutti uguali.
[]
Ciao blogger, scusatemi se sono sparita nel nulla ma ero troppo occupata a cercare di ammazzarmi. Scusatemi anche per il fatto che adesso non posso rispondere ai vostri messaggi ma non sono proprio in vena, sono incazzata come una bestia. Gli psicofarmaci cominciano a farsi sentire. Dopo più di un mese di inferno questa cazzo di terapia sta facendo effetto. Sento di nuovo l’estensione del corpo – ho un corpo che si muove – non sono più paralizzata da quella sensazione di freddo – un freddo esagerato – un freddo che soltanto io sentivo - quasi fossi morta davvero. Penso a quella che ero prima di tutto questo e sorrido. Dovevo proprio trovarmi faccia a faccia con la morte per capire quanto è bello vivere?! Forse si. Forse non ci si può accorgere di quanto è bello respirare se hai sempre potuto farlo. Non riesco ancora a mangiare, ma quattro pillole al giorno di pappa reale mi tengono in piedi, e ho messo il bustino a reggere la mia schiena, che con il peso delle ossa si era piegata un po’ troppo. Oggi finalmente mi sono decisa ad uscire di casa, ho portato la coniglietta dal veterinario – si è ammalata anche lei – e io che pensavo fossero stupide ferite alle zampe – si chiama pododermatite ulcerativa. Il veterinario dice che è una grave infezione e difficilmente si riesce a curare, generalmente porta alla morte. Apprezzo molto la sincerità. Le ho comprato gli antibiotici e le ho dato i bacini sul nasino peloso. Domani tornerò a scuola. Sarah mi presterà il libro di letteratura inglese, io lo studierò e martedì proverò a fare il compito in classe. Un paio di giorni per studiare il programma di un mese, una bella prova per il mio cervellino malato. Quando l’ho detto ai miei mia madre mi ha abbracciata - sono così rari i suoi abbracci. E’ il momento di tornare a vivere. E’ il momento di raccogliere quello che è rimasto del mio mondo e di rimetterlo in piedi. L’inferno è quasi scomparso. Tutto quello che mi ha lasciato sono sei chili in meno, ferite rimarginate sui polsi e una gran voglia di vivere.

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*
fine
