nuotando nell'aria
"Ad essere sincera non ne sono così sicura. Di esistere intendo. Mi sembra di vedere le cose a tinte pastello." A.

Nome // Morgana
Specie // Misantropa
Età // 22

elucubrazioni
"Un cuore artificiale io vorrei, nessun suono. Non questo pianoforte pieno di violini, non questo slancio che nasconde sotto ali così immense, non quei sogni, nessun suono. [...] Dai prova a ferirmi, io non sento, non ci sono, sempre altrove, sempre forte, invulnerabile, magnifica. Dai prova a ferirmi, colpisci con potenza, fammi fuori, urlami qualcosa di terribile, sbranami, dai sbranami, io non sento, non ci sono, sempre altrove, sempre forte, invulnerabile, magnifica." I.S.

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sabato, 16 settembre 2006

psichiatra: cosa prendevi prima?
morgana: paroxetina.
psichiatra: (annuisce) quanta?
morgana: 40 milligrammi al giorno.
psichiatra: (sbarra gli occhi)
morgana: che c'è?
psichiatra: è una dose da cavallo!

Le pillole della felicità questa volta sono azzurrocielo.

Ieri notte c'era il diluvio universale, eppure Phil si è fatto tutti quei chilometri per accompagnarmi a casa, come ai vecchi tempi. Abbiamo sognato un pò ricordando la cara vecchia - irrecuperabile - comitiva, e tante altre cose. Abbiamo parlato della mia interiorità crudelmente esposta nel blog, per esempio. Di quanto Morgana è brava e bella, una punta di diamante, artisticamente dotata e con una mente brillante, come no. Viene da chiedersi perchè questa ragazza eccezionale è del tutto incapace di farsi voler bene. Viene da chiedersi perchè da oggi è costretta a prendere 3 psicofarmaci diversi al giorno per sopravvivere a se stessa. Forse non è poi così meravigliosa, Morgana. Lo psichiatra vedendo il mio polso ridotto a una ragnatela di cicatrici mi ha dato un simpatico scalpellotto sulla guancia, dicendo "Un pò incazzatina, eh?"


Stamattina ho iniziato la nuova terapia. Nausea immediata. Mal di pancia. La testa che gira. Paura. Poi sonnolenza. Mi sforzo di tenere gli occhi aperti per paura che se mi addormento, poi di notte non riesco a dormire. Ha dell'assurdo tutto questo. Mi siedo e chiedo a mio padre di parlarmi. Colpi di sonno sulla sedia. Poi ascolto Tiersen - il vecchio Tiersen - e penso alle ali che mi tatuerò sulla schiena se mai riuscirò ad uscire dall'inferno. Cos' immagino la me stessa guarita. E sento qualcosa dentro, giusto un barlume di entusiasmo, un attimo da niente, e sono fiera di me per quell'attimo. 

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mercoledì, 13 settembre 2006

Stasera, dopo aver pianto disperatamente, mi sono svuotata del tutto il Disaronno rimasto e ho cominciato a scolarmi l'altro liquore al caffè che mi hanno gentilmente portato gli zii. Vado dal nuovo psichiatra venerdì. Negli ultimi giorni, tra i riferimenti della pagina, ho visto che molti hanno trovato il mio blog cercando su google "sociofobia guarire" oppure "come sopravvivere alla fobia sociale". Wow. In effetti ci vorrebbe un manuale di istruzioni. Ma purtroppo non c'è. E allora, come si guarisce? Non venitelo a chiedere a me. Certo, ho fatto molti passi avanti. Adesso non ho difficoltà a circondarmi di gente, perfino di sconosciuti. Però continuo a piangere ogni notte, inspiegabilmente. Quando avevo due anni mia madre è andata in ospedale. Mio padre non poteva prendersi cura di me, così mi lasciarono dalla zia, per qualche mese forse. Ricordo perfettamente che di giorno dicevo a mia zia "Io sono brava, guarda, non piango" e lei mi rispondeva "E' vero, sei bravissima." Poi di notte piangevo sempre. Mi ricordo nitidamente la stanza dove dormivo, la culla di legno. Ricordo che piangevo a dirotto perchè la mamma mi aveva abbandonata. Ecco, forse è quella sensazione lì, che ho sempre addosso, di notte. E non riesco a togliermela, non riesco. Non riesco a non sentirmi come un cane abbandonato in autostrada. E quindi è assolutamente inutile che venite quì a cercare risposte, io di risposte non ne ho, io sono rimasta all'età di due anni. E non è colpa di nessuno probabilmente, la colpa è solo mia che non sono riuscita a crescere, che porto ancora dentro la sensazione legata alla culla di legno.

 

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martedì, 05 settembre 2006
Di tanto in tanto mi prende una specie di passione maniacale per qualche tipo di cibo o bevanda, e la ingerisco in continuazione tutti i giorni finchè la fissazione non mi passa. Ebbene, questo può ufficialmente essere battezzato come il periodo Disaronno, un liquore dal gusto dolce-amaro, colore ambrato e retrogusto mandorlato. I miei zii inglesi sono venuti a trovarci e hanno avuto la brillante idea di portarci una megabottiglia di liquore italiano. Che simpatici, questi zii. E che regalo azzeccato poi. Grazie a loro ho aggiornato la mia personale hit parade degli alcolici preferiti. Cannellino, Sheridan's, Mirto di Sardegna, Beamish, e infine questo prezioso liquorino di olii essenziali di mandorla miscelati con spezie dalla dolce fragranza.

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lunedì, 04 settembre 2006

C'era un periodo in cui ballavo da sola. Accendevo lo stereo e mi liberavo ballando. Non era proprio una danza, la mia, sembrava piuttosto la crisi epilettica di una farfalla impazzita. Una volta, in campagna, vidi una farfalla posata sull'asfalto. Stava così ferma, così ferma che non seppi resisterle. La intrappolai in un barattolo e la portai nella mia stanza. E lei si dibatteva all'interno del vetro. Sbatteva le ali così forte. Una farfalla in trappola non può volare. Così mi sentii una stupida egoista per quel gesto, aprii il barattolo e la liberai nella stanza immaginando di liberare me stessa. Lasciai la finestra aperta, con le tende mosse dal vento. Dopo un breve volo, la farfalla si posò sul tetto. Restò con me per un giorno o forse due, volando ogni tanto, posandosi nei pressi delle lampade. Mi piaceva guardarla. A un certo punto si posò sulle tende della finestra, restò lì per un pò, poi volò fuori, nell'aria.

C'era una ragazza con gli occhi lucenti, si chiamava Esther, che significa stella. Una di quelle persone che ti lasciano un segno indelebile. La conobbi cinque anni fa, in spiaggia. Vedendo le farfalle disegnate sulla mia tovaglia mi disse "Le farfalle mi portano fortuna." In spiaggia mi parlava delle suore che l'avevano cresciuta. Mi parlava del suo unico paio di scarpe, dei pantaloni  che non le stavano più, perchè era dimagrita, e allora doveva mettere sotto dei pantaloncini in modo da non far notare il vuoto. Mi portò a casa sua e mi costrinse a mangiare la pasta col tonno - in quel periodo non mangiavo -, la preparò semplicemente friggendo il tonno, però non so, era buonissima. Il suo cane aveva gli occhi tristi, mangiava soltanto se lei lo imboccava. Non avevo mai visto un animale così, sembrava un bambino viziato e depresso. Arrivò in casa un'anziana signora, non ricordo chi fosse, forse la zia. Si lamentò del macello in cucina. Quale macello? Il piano cottura immacolato, nel lavandino due piatti sporchi, una pentola, una padella. Mi scriveva lunghissime email, mi parlava dell'amore di dio. A dio non ci credevo, però mi piaceva leggerla, era così luminosa. Il ragazzo che frequentavo non le piaceva. Mi telefonava e con voce alterata mi diceva: Morgana, ascoltami bene, hai bisogno di luce, lui è cupo, se continui a frequentarlo ti porterà al buio assoluto. Non le diedi retta, pensavo che l'amore di dio le avesse accecato gli occhi. Grosso errore, la luce non sbaglia mai.
Poi è scomparsa    

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domenica, 03 settembre 2006
E' bello esorcizzare il proprio male, parlarne a chiunque, scriverlo a caratteri cubitali su un blog. E' molto bello e utile, ma solo quando non ci sei intrappolata dentro. Perchè, quando ci sei dentro, non riesci a vedere altro che la spirale nera in cui ti sei lasciata cadere con le tue mani, ti vergogni così tanto di te stessa, di essere così debole da non riuscire a reagire, che a parlare di te avresti l'impressione di sputtanare in pubblica piazza qualcosa di putrido che invece andrebbe solo sotterrato.

Questa ero io a gennaio, o forse febbraio, non mi ricordo. Questa ero io in versione radiosa, quando ero appena uscita dal fondo del baratro, quando stavo così bene da essere sicura di non ricaderci mai più.

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