[Interazioni]
sabato, 29 settembre 2007

Psichiatra: E mi raccomando, non toccare neanche una goccia d'alcool. Potrebbe avere delle gravi interazioni con il farmaco.
Morgana: (annuisce)


E succede così. Sto al tavolo di un pub qualsiasi con amici e vecchi compagni del liceo. Sorseggio la mia modesta birretta e intraprendo conversazioni da salotto fumacchiando Ms Club Blu. Ad un certo punto qualcosa – così, dal niente - comincia ad offuscarmi la mente. Che hai fatto quest’estate, mi chiede Nash. Sono stata a Parigi, rispondo. Tipregotiprego non chiedermi perché, altrimenti mi tocca spiegarti di Clément ed è un discorso troppo articolato e in questo momento non ce la faccio. Per fortuna lui non me lo chiede, credo. Mi racconta delle sue vacanze. Afferro qualche parola. Svizzera. Repubblica Ceca. Heidi. Cosa c’entra Heidi? Ah già, Svizzera. Eppure oggi ho mangiato, perché sto così? Nash ha una fossetta artificiale sulla guancia, la fisso. Se ti capita passaci, da questi paesini della Repubblica Ceca, mi fa. Lì la birra non costa un cazzo, 50 centesimi al litro. Mi guarda. Si aspetta un’espressione sorpresa, forse. Mi sento in quella scena di Requiem for a dream, dove la tipa imbottita di anfetamine vede i personaggi che escono dalla tv e parlano velocissimo, poi a rallentatore. Solo che io non ho preso anfetamine. O si? Ripasso mentalmente cosa ho ingerito durante la giornata. Nash continua a guardarmi. Da quanto tempo mi sta fissando? Da mezzo secondo o da dieci minuti? Morgana, dì qualcosa, mi dico. Che domanda mi aveva fatto? Ah, si, la Repubblica Ceca. Non credo di passare da lì, gli dico, sai, non è proprio dietro l’angolo. Stringo la borsetta e fisso il vuoto. Ti prego smetti di parlarmi, immagino di dirgli, non riesco ad afferrare il filo del discorso. Non vedi? Voglio stare per i cazzi miei, parla con gli altri. Invisibilità. C’è qualcosa che pulsa nel corpo, mi rallenta. Invisibilità. Continuo a ripassare. Weetabix col latte. Caffè. Capsula di antidepressivo. Caffè. Panino alla bresaola. Caffè. Coca cola. Gelato ai setteveli. Una Moretti. Eh no, niente anfetamine. Del resto io non le ho mai prese, le anfetamine, se avessi cominciato oggi me ne sarei ricordata. Il tempo si allunga e si accorcia, sembra impazzito. Mi sembra di muovermi a scatti. Mi guardo intorno imbarazzata. Cosa penseranno gli altri? Che mi sono trasformata in un burattino di legno? Nessuno se ne accorge. Sto perdendo le redini della realtà. Scatti. Scatti. Scat-ti. Sta aumentando. Ho paura. Ora mi giro e chiedo a Merlo di accompagnarmi a casa. Ora mi giro. Cristo non ci riesco. Ora. Con movenze da burattino arrugginito afferro Merlo. Ho mal di testa, dico. Ho la testa e il cuore e il corpo che si muovono a scatti e non riesco a pensare e a parlare e a muovermi e a respirare. Ma non so dirlo. Boccheggio. O almeno credo di boccheggiare. Di quello che è successo dopo ho un ricordo confuso. Mi sembra di aver fatto uno di quei sogni in cui non riesci a muoverti. Di aver fatto sforzi incredibili per comandare alle mani di prendere l’acqua e portarla alla bocca e deglutire. La realtà velocissima e io a scatti non riuscivo a seguirla. Poi mentre stavano per portarmi in ospedale quella cosa ha smesso di pulsare e la realtà è diventata meno veloce, e io meno lenta, e gli scatti meno violenti, ed è finita. Ho avuto paura. I miei amici dicono che in realtà non mi muovevo a scatti, a quanto pare gli scatti li ho immaginati. Ero solo sbiancata boccheggiando.

Per una misera Moretti.

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[Weetabix]
mercoledì, 26 settembre 2007

Vado matta per i Weetabix. Perchè sono deliziosamente insipidi. Mangerei solo quelli, se potessi. Ma non lo faccio, perchè nutrirmi come un coniglio potrebbe essere deleterio per la mia salute, e io ci tengo, alla mia salute. Fumo come una turca, ho rispettato il divieto di bere solo per un paio di mesi, prendo pilloline magiche, assumo strani intrugli omeopatici che dovrebbero far bene all'umore, bevo almeno quattro caffè al giorno, ma per quanto possa sembrare strano io ci tengo, alla mia salute. Ci tengo tantissimo. E' un pò come il discorso di Sarah Kane, secondo cui nessun suicida ha voglia di morire. Paradossale ma vero. In questo periodo nutro un amore sviscerato verso il mondo. Avete presente quando i darkettoni si lamentano dicendo che il mondo fa schifo? Ecco, io sto provando la cosa opposta. Sarà il mio periodo fortunato, non lo so, eppure mi sento circondata da persone adorabili. Per raggiungere la pace dei sensi dovrei solo imparare a non detestarmi, ma cosa vuoi che sia. Una cosa da nulla. Credo che andrò a mangiarmi un paio di Weetabix.

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[Campanellini appesi al collo]
giovedì, 20 settembre 2007


Afterhours in concerto. C'è Tracy. C'è perfino Fra. C'è perfino la biondina tedesca che spunta dalla folla e mi chiede come sto, e tra poco se ne torna in Germania, e vanno via tutti, vanno via sempre tutti. Le coordinate spaziotempo mi danno sempre più fastidio, sembrano fatte apposta per farmi incazzare. Nella mia prossima vita voglio vivere in un quadro astratto pieno di macchie di colore verdeiride. Era la serata dei campanellini da gatto appesi al collo enonsolo. Campanellinouno è vestita di viola e canta assieme agli Afterhours. Campanellinodue è vestito di giallo e sputa fuoco e fa le piroette sull'erba. Campanellinotre è vestita di rosso e sorride, sorride sempre. Chissà dove li trova, tutti questi sorrisi. Da bambina mi rompevano i coglioni perchè ero troppo seria. Ora mi rompono i coglioni perchè non lo sono mai. Forse dovrei impegnarmi per tirar fuori dal cappello una Morgana perfettamente equilibrata. "E la verità è che la gente sta male / inseguendo ogni giorno la normalità / che ci ucciderà" E' che sono un pò stanca. Magari un'altra volta. 

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[Allergia cronica al Messenger]
martedì, 18 settembre 2007

Oggi i miei colleghi si sono collegati su msn e facevano una conversazione di gruppo con una ragazza assente. Dai, Morghy, mi fanno, collegati anche tu. Metto da parte la repulsione per le finestre trillanti, tolgo le ragnatele dal mio account e mi collego in modalità invisibile. Ma Morghy, mi fanno, non possiamo aggiungerti alla conversazione se resti invisibile. Occhi fuori dalle orbite. Voi non capite, gli dico con un certo affanno, io e le chat non andiamo d'accordo, è una sorta di intolleranza che si è sviluppata nel tempo. Dai, Morghy. Dai, Morghy. Dai, Morghy. Decido di affrontare il nemico Msn. In fondo, le finestre non mi morderanno mica. Solo si apriranno a raffica impallandomi il pc. E le persone a cui non potrò rispondere a causa dell'incapacità del mio cervello di dedicarsi a duecentosettantamila conversazioni diverse contemporaneamente, semplicemente se la prenderanno a morte e mi manderanno a fanculo. Cosa vuoi che sia. Metto la modalità in linea. Prima finestrella. Calma, stai calma. Ciao Morghy, da quanto tempo, come stai.  Seconda finestrella. Ehy ciao, ti ricordi di me? Ehm, veramente no. Terza finestrella. Finalmente ti sei collegata, ho preso il tuo contatto dal sito vattellapesca, ti andrebbe di conoscerci? Quarta finestrella. Morgà, ma sei ancora viva? Credevo mi avessi bloccato. Quarta. Quinta. Sesta. Milleduecentesima. Aaaaargh. Strattono lo schermo urlando nonparlatetuttiinsiemeporcaputtana. I miei colleghi mi chiedono cosa cazzo mi sono fumata oggi. Ve l'avevo detto. Ve l'avevo dettooooo, strillo. Intanto arriva l'insegnante nuovo. Che ci fai tu quì? Mi chiede. Perchè, non ho la faccia da studentessa? Gli chiedo. Ma chi è lei, scusi? Gli chiedo. Le finestre continuano imperterrite a trillare. Bastabastabasta. Mi disconnetto con violenza imprecando qualcosa di indefinito e scappo fuori con l'accendino e le sigarette.    

Ora, in tutto questo l'unica cosa che non si capisce è perchè io abbia un casino di contatti data la mia intolleranza alle finestre trillanti. Ve lo spiego subito. Fino a qualche anno fa usavo Msn regolarmente, passavo più tempo al computer e quando smanettavo con l'html mettevo Msn in modalità occupato. Col tempo, però, la gente sapeva di questa mia abitudine e mi contattava lo stesso. Non è una questione personale, se uno mi sta sui coglioni glielo dico senza problemi e il suo contatto lo cancello. Quello che mi fa smattare è che tutti parlino contemporaneamente senza neanche accorgersene proprio nel momento clou del mio lavoro mandando la concentrazione a puttane. Così ho smesso di collegarmi e le poche volte che lo faccio uso Msn a mò di telefono, allo scopo di comunicare qualcosa a qualcuno (uno alla volta!) in modalità invisibile. Argh.

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[Punture di zanzara]
domenica, 16 settembre 2007

Ti ho vista quest'estate sull'autobus, mi dice. Eri con un tipo ricciolino e avevi i pantaloncini e un costume bianco. Probabilmente ero appena tornata dal mare, le dico. Fumiamo una sigaretta dopo l'altra, lei mi parla fitto. Così fitto che ho difficoltà ad inserirmi tra una parola e l'altra, ma è divertente. Una tipa francese seduta sull'erba accanto a noi sta scrivendo una lettera. Ci chiede come si dice il plurale di puntura di zanzara. Quel parco attira i francesi come il miele attira le mosche. In questo periodo impazzito della mia vita ho conosciuto un mucchio di persone nuove. Di molte neanche mi ricordo, ma alcune mi hanno colpita. Una, per esempio, è esuberante e veste di nero, ha un campanellino all'orecchio e il cuore spezzato. Un altro ha gli occhi piegati a fessura e vende fossili alle bancarelle. E poi oggi questa ragazza che salta fuori dal niente. Ha la voce da cartone animato, - e siamo in tre - un ipod fichissimo, ruba tazzine da caffè e le piace stupire le persone che ama. E anche quelle che non ama. Mi piace.

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[Mentre piove]
lunedì, 10 settembre 2007

Carmen Consoli in concerto, questa sera. Eroico coraggio di un feroce addio. Spietati ricordi invadono la mente. Credevi che succedesse solo nei film - nelle canzoni, al massimo - e invece. Invece. Il cuore brucia forte nello stomaco. Morde.

Tienimi con te. Mi nasconderò negli armadi delle case di marzapane, o in uno dei disegni di Mathilde. Sarò dentro agli occhi del gatto che si muoverà lento nel tuo studio. Tienimi con te. Cancelliamo le coordinate spaziotempo. Annulliamo il reale con un colpo di spugna. Come nelle fiabe, che sono sempre a lieto fine. Smetterei di avere gli occhi gonfi e tornerei ad essere radiosa. Lo specchio è una tana di mostri. Je t'm, non ho il coraggio di lavar via quelle lettere. Tienimi con te.

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[Ma le stelle quante sono]
venerdì, 07 settembre 2007

 

La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei. Così organizzò una festa e adornò i miei polsi con fiori in piume di struzzo. E a notte inoltrata, a notte inoltrata andarono via tutti. Restarono solo in tre. I tre più speciali, quelli delle serate passate nei boschi davanti ai falò e del pubbino - che senza di loro si spense piano coprendosi di ragni e polvere fino a morire del tutto - e collezionavamo anni - una collezione di farfalle morte ben esposte nella teca - ma ancora una volta ci trovammo lì sotto le stelle a chiederci che ne sarà di noi. Chi era andato a vivere altrove, chi aveva brillato e poi si era spento, chi aveva trovato l'anima gemella, chi l’aveva persa e soffriva, e io? Io ero e restavo sempre quella del nonsenso. Disegnavo cuori sulla sabbia di nascosto, nel frattempo. Fu uno strano giorno. Nonostante il grigio del cielo. Nonostante il sole fosse rimasto a Parigi all'interno di case di marzapane - con le imposte a manovella e gli armadi nascosti dentro le pareti - e le mie colleghe mi passarono dei fazzoletti profumati alla vaniglia. Poi tirarono fuori della cioccolata dalla borsa. Così, all'improvviso. Per me. Auguri, mi dissero.  E le email e il sorriso di Letizia al mattino e gli sms delle persone più improbabili e dividere il riso al curry con Merlino e le more sulla confezione regalo e tutto il resto. Al mio ritorno a casa trovai un secchiello di metallo appeso alla maniglia con cioccolata e papaveri rossi. Erano da parte di qualcuno a cui non avevo rivolto la parola per mesi. Fu un giorno davvero strano, quello. Come se la vita avesse deciso di scaldarmi un pò.

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[Stralci]
mercoledì, 05 settembre 2007


"Annientare il mondo annientando se stessi è l'apice illusorio di un egoismo disperato. La più comoda via d'uscita da ogni piccolo vicolo cieco sulle cui pareti di mattoni ci spezziamo le unghie."
Sylvia Plath, Diari

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nuotando nell'aria
"Ad essere sincera non ne sono così sicura. Di esistere intendo. Mi sembra di vedere le cose a tinte pastello." A.
"Collezionavo anni controvoglia. Erano farfalle conficcate da spilli. Chissà se un giorno riuscirò a venderli. " Revolver, I.S.

Nome // Morgana
Specie // Misantropa
Età // 23

elucubrazioni
"Per me il presente è l'eternità e l'eternità è sempre in movimento, scorre, si dissolve. Questo attimo è vita. E quando passa, muore. Ma non si può ricominciare a ogni nuovo attimo, ci si deve basare su quelli già morti. E' un po' come le sabbie mobili… senza scampo sin dall'inizio. Un racconto, un quadro possono far rivivere un poco la sensazione, ma mai abbastanza. Niente è reale, eccetto il presente, e io mi sento già soffocare sotto il peso dei secoli. Un centinaio di anni fa una ragazza ha vissuto come vivo io. Poi è morta. Io sono il presente, ma so che anch'io me ne andrò. L'istante sublime, la fiamma che consuma arriva e subito scompare: sabbie mobili, sempre. E io non voglio morire" Diari, S. P.
"Un cuore artificiale io vorrei, nessun suono. Non questo pianoforte pieno di violini, non questo slancio che nasconde sotto ali così immense, non quei sogni, nessun suono. [...] Dai prova a ferirmi, io non sento, non ci sono, sempre altrove, sempre forte, invulnerabile, magnifica. Dai prova a ferirmi, colpisci con potenza, fammi fuori, urlami qualcosa di terribile, sbranami, dai sbranami, io non sento, non ci sono, sempre altrove, sempre forte, invulnerabile, magnifica." Requiem, I.S.

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Grafica: me
La foto di testata, quella in bianco e nero, mi è stata scattata da Daniele.


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