

nuotando nell'aria
"Ad essere sincera non ne sono così
sicura. Di esistere intendo. Mi sembra di vedere le cose a tinte pastello."
A.
Nome // Morgana
Specie // Misantropa
Età // 22
elucubrazioni
"Un cuore artificiale io vorrei,
nessun suono. Non questo pianoforte pieno di violini, non questo slancio che
nasconde sotto ali così immense, non quei sogni, nessun suono. [...] Dai
prova a ferirmi, io non sento, non ci sono, sempre altrove, sempre forte,
invulnerabile, magnifica. Dai prova a ferirmi, colpisci con potenza, fammi
fuori, urlami qualcosa di terribile, sbranami, dai sbranami, io non sento,
non ci sono, sempre altrove, sempre forte, invulnerabile, magnifica."
I.S.
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Quando fai un errore, quando ad esempio sbagli a tracciare una linea con Illustrator, basta premere ctrl+z contemporaneamente e l'azione si annulla. Quando invece la bruttezza di quello che hai davanti non dipende dalle tue azioni ma è un obbrobrio di natura impossibile da correggere, impensabile da utilizzare, invece di lasciarlo lì ad occupare la memoria del tuo hard disk, basta premere il tasto canc e in un batter d'occhio quell'orrore smetterà di esistere.
Non è solo una questione di computer, in realtà.
E' come se avessi i tasti ctrl e z in tasca. Mi sembra di premerli di continuo. Sbaglio e torno indietro. Sbaglio e torno indietro. E risbaglio e ritorno indietro. Il tasto canc non lo premo quasi mai, perchè sono profondamente convinta di essere l'artefice del mio destino e se le cose vanno male in genere me ne assumo la responsabilità. Il mondo non funziona? Dev'essere senz'altro colpa mia, avrò sbagliato ad interpretarlo. Premo ctrl+z e riprovo. Le persone sono stupide? Ma no, sono io che non riesco a capirle. Premo ctrl+z e riprovo. Quando decido di premere il tasto canc, vuol dire che la bruttezza di quello che mi sta davanti è esasperante, oggettiva, immutabile. Ho cancellato persone e luoghi pochissime volte, quando l'ho fatto ne sono stata costretta da una schiacciante evidenza. La cosa bella di usare il tasto canc con tanta parsimonia è che, quando decidi di farlo, non ti resta neanche l'ombra di un rimorso.
La sosia
Morgana: (si presenta) Piacere, Morgana.
Ragazza1: Lo so.
Morgana: Eh?
Ragazza1: Sono la tua sosia.
Morgana: Come??
Ragazza1: Hai presente Francesca, la tua collega del web producer?
Morgana: Si, la conosci?
Ragazza1: E' un anno che mi parla di una certa Morgana identica a me, e sei tu! Ti ho riconosciuta subito.
Morgana: (stravolta) Ma siamo totalmente diverse!
Ragazza1: Ma no, guarda! La forma del viso, gli occhi, la bocca, i gesti.
Morgana: (stravolta)
L'altra sosia
Ragazza2: Cazzo sei uguale precisa identica a un manga giapponese.
Morgana: Eh?
Ragazza2: Sei identica a Nana! Hai presente, fanno il cartone su MTV. Come ti chiami? Posso farti una foto?
Morgana: (stravolta)
Al centro commerciale
Cassiera: Mi piace il tuo taglio di capelli.
Morgana: (sorride) Grazie!
Cassiera: (languida) Sei una bella ragazza.
Morgana: (non sorride più) Grazie.
Cassiera: Sei una bella ragazza, abbi cura di te, non ti sprecare.
Morgana: In che senso, scusa?
Cassiera: Nove e novanta.
Morgana: (paga e va via)
Proposta di matrimonio
Ragazza3: E tu sei di Palermo?
Clément: No, sono francese.
Ragazza3: (sorriso a trentadue denti) Franceseee!! E di dove?
Clément: Parigi.
Ragazza3: (sbatte gli occhioni tipo Bambi) Uh, Parigi! Io adoro Parigi! Quanto mi piacerebbe ricevere una proposta di matrimonio da un francese! Ma chi potrebbe mai farmela una proposta di matrimonio, dato che io sono single, terribilmente single! Aspetto che l'amore mi piova dal cielo! (sbatte gli occhioni e ride)
Morgana: Ahahahaha! (la fulmina)
Ragazza3: Dai raccontami della Francia! Com'è bella la Francia. Ma che fai quì in Italia?
Clément: Ho fatto l'Erasmus l'anno scorso e adesso sono venuto a trovare lei. (mi posa una mano sul braccio)
Morgana: (la ri-fulmina)
Ragazza3: Ah. (smette di sbattere gli occhioni)
Per strada
Due bimbi cinesi passeggiano mano nella mano.
Morgana: (li guarda incantata) Sono bellissimi!
Marco: Attenta, ci sono vetri rotti a terra.
I bimbi prendono i vetri con le mani e li tirano contro un'aiuola.
Morgana: Che cazzo fanno?
I bimbi continuano a giocare con i vetri rotti.
Morgana: Ma si faranno male!! (si guarda intorno) Dove cacchio sono i genitori? (vede una bancarella di cinesi) Ehiii! I vostri bambini stanno per tagliarsi le maniii!
Cinesi: (gridano qualcosa in cinese ai bambini)
I bimbi decidono di pulire la strada dai vetri rotti e di ammucchiarli tutti dentro ad un'aiuola. Marco si piazza sull'aiuola e prova a fermarli. I bimbi si incazzano. Guarda questo stronzo che vuole impedirci la nostra importante missione di pulizia! Un bimbo gli sferra un pugno. Scoppio a ridere.
Così restiamo a guardarli allibiti mentre continuano a prendere il vetro affilato con le mani piccole e lo ammucchiano ordinatamente nell'aiuola. Quando la strada è completamente pulita e ogni singolo coccio di vetro è stato riposto nell'aiuola, si dicono qualcosa in cinese e vanno via.
In libreria
Morgana: Scusi, dove..
Commessa: (urla) MA DEVI MANGIARE!! Guarda come sei ridotta! Mangia, mangia!
Morgana: Ehm, si, lo so.
Commessa: Anch'io ero come te, non mi reggevo in piedi, ma poi ho mangiato tanto e mi sono ripresa.
Morgana: (notando l'estrema magrezza della commessa) Veramente anche tu, non è che sei poi così in carne..
Commessa: Si, ma rispetto a te..!!
Morgana: (avvilita)
Commessa: Scusa, stavi dicendo?
A volte mi piombano addosso situazioni kafkiane che non sempre riesco a gestire.
Volevo passare un Halloween spettacolare e così organizzai una festa. Raccolsi gli amici che avevo accumulato nel corso degli anni, preparai dolci e cocktail alla cannella. Il risultato fu uno spettacolare bordello. La casa dove abitavo aveva i soffitti affrescati, era enorme, buia, vuota. Ad Halloween prese vita e sembrò troppo piccola, troppo piccola per contenere la massa di gente che avevo ingenuamente invitato. Mi travestii da gatta nera. Accolsi gli ospiti sorridendo, li salutai alle luci dell'alba, ubriaca persa.
Al mattino mi svegliai col cuore in gola e il sentore del disastro. Senza neanche smaltire la sbornia iniziammo a pulire. Ero così affannata a strofinare che nemmeno mi accorsi dei danni. Poi i miei peggiori incubi divennero reali e mi piombarono addosso con tutta la loro violenta assurdità.
Come ti sei permessa di organizzare un simile scempio. Irriverente, irrispettosa, ingrata. Ma avevo chiesto il permesso, protestai. I signori della giuria continuarono implacabili a urlare. I tuoi ospiti hanno bruciato il parquet, lesionato lo specchio, rotto la sedia e tu sei la responsabile. I miei gentili ospiti hanno distrutto la casa e io sono la responsabile, pagherò per loro, davvero. I signori della giuria continuarono implacabili a urlare, niente poteva fermarli, ed ebbi l'impressione di essere imprigionata in uno dei miei soliti incubi e mi sentii un pò Josef K. e così dissi di essere mortificata, davvero mortificata. Se tu fossi mortificata, Morgana, adesso non saresti quì.
Sollevai le spalle e feci le valigie.
