

nuotando nell'aria
"Ad essere sincera non ne sono così
sicura. Di esistere intendo. Mi sembra di vedere le cose a tinte pastello."
A.
Nome // Morgana
Specie // Misantropa
Età // 22
elucubrazioni
"Un cuore artificiale io vorrei,
nessun suono. Non questo pianoforte pieno di violini, non questo slancio che
nasconde sotto ali così immense, non quei sogni, nessun suono. [...] Dai
prova a ferirmi, io non sento, non ci sono, sempre altrove, sempre forte,
invulnerabile, magnifica. Dai prova a ferirmi, colpisci con potenza, fammi
fuori, urlami qualcosa di terribile, sbranami, dai sbranami, io non sento,
non ci sono, sempre altrove, sempre forte, invulnerabile, magnifica."
I.S.
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Tentare di accendere un fuoco per arrostire la carne mentre ci grandinava addosso sembra un'impresa da folli, eppure ci siamo riusciti. Per il resto, è meglio che io vi risparmi gli altri dettagli. Peace and love.
[Fluo]Un pò di volontà ti è rimasta?
Un pò di volontà ti è rimasta?
Un pò di volontà ti è rimasta?
Un pò di volontà ti è rimasta?
Un pò di volontà ti è rimasta?
Un pò di volontà ti è rimasta?
C'era una donna matrioska dalle gambe di elefante. Nel vedermi piangere mi disse: io lo so, l'ho provato. Uscire di casa e vedere la gente che ti legge il dolore dentro gli occhi. L'ho provato. Per sconfiggere il male che hai dentro devi cantare. Ti sentirai meglio, vedrai. C'era una donna matrioska dalle gambe di elefante. Mi offriva il gelato e ci versava lo zucchero dentro, per renderlo più buono. Un giorno decise di non uscire più di casa. Per paura degli sguardi della gente.
Si lasciò morire di fame.
A Parigi, mentre aspettavo in libreria, trovai un libro in italiano. "Io sono di legno", così si chiamava. Mi appoggiai in un angolo e lo divorai. Di quel libro mi colpì il concetto di donne matrioske. Siamo matrioske, l'una dentro l'altra. Io sono la più piccola. Per questo mi costringo a mangiare. Perchè ho paura. Perchè le matrioske, in fondo, sono identiche.


Viveva in una casa fatta di carta. Come quando anni prima si trasformava in una Barbie e fingeva di abitare dentro quelle case richiudibili con le microposate e gli elettrodomestici di plastica rosa e i soprammobili disegnati sui muri. Viveva in una casa fatta di carta. Picchiando la testa contro il muro non riusciva a farsi male. Non c'era dunque rimedio contro i mal di testa. Sul muro davanti alla scrivania c'era una misteriosa impronta rosso sangue, a forma di mano. Durante i mal di testa interminabili invece di picchiare la testa contro il muro immaginava fantasiose storie riguardo a quell'impronta. Nella migliore delle ipotesi, poteva essere la traccia di un pittore che dipingeva tele rosse con i palmi delle mani. Nella peggiore delle ipotesi, poteva essere causata da sangue, quello vero. Interminabile emorragia nasale? Incidente? Omicidio? Arrivò ad immaginare che fosse causata da un suicidio, e che ci fosse qualche anima appesa al soffitto di carta a vegliare su di lei.
