nuotando nell'aria
"Ad essere sincera non ne sono così sicura. Di esistere intendo. Mi sembra di vedere le cose a tinte pastello." A.

Nome // Morgana
Specie // Misantropa
Età // 22

elucubrazioni
"Un cuore artificiale io vorrei, nessun suono. Non questo pianoforte pieno di violini, non questo slancio che nasconde sotto ali così immense, non quei sogni, nessun suono. [...] Dai prova a ferirmi, io non sento, non ci sono, sempre altrove, sempre forte, invulnerabile, magnifica. Dai prova a ferirmi, colpisci con potenza, fammi fuori, urlami qualcosa di terribile, sbranami, dai sbranami, io non sento, non ci sono, sempre altrove, sempre forte, invulnerabile, magnifica." I.S.

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[Chiamatemi Heidi]
mercoledì, 24 dicembre 2008


Ciminnolandia: un nome, un programma.

Il paese sconosciuto
Maria: Che fai a Natale?
Morgana: Eh, mi tocca Ciminnolandia.
Maria: E cos'è?
Morgana: Vabeh, si chiama Ciminna, per gli amici Ciminnolandia.
Maria: Si, ma cos'è?

Il dilemma dell'omino
Omino: Il prezzo del frumento per le galline è aumentato. Con questo euro non si capisce più niente. Volevo capire quanto devo pagare il venditore.
Papàmorgano: Eh, quanto è aumentato il prezzo?
Omino: Io ne ho comprato cinquecento chili e il venditore mi ha detto: costa venti centesimi al chilo. Allora mi sono fatto il conto. Con cinquanta centesimi ne vengono due chili e mezzo, giusto?
Papàmorgano: Si, ma basterebbe moltiplicare il prezzo per il numero dei..
Omino: E quindi con un euro ne vengono cinque chili, e con dieci euro ne vengono cinquanta chili. Insomma, continuando così si può arrivare alla somma totale. Che dovrebbe essere circa duecento euro, giusto?
Papàmorgano: @_@ Cento..
Omino: Ah, davvero? *_*

L'inferno
Nicolò: Morgana.. Hai mai pensato di essere morta e che Ciminna fosse l'Inferno?
Morgana: Hahahaha!
Nicolò: E i demoni ti hanno concesso di passare un periodo a Palermo perchè ti sei comportata bene. Ma durerà poco, sia chiaro. Passerai l'eternità a Ciminna.
Morgana: Smettila O_o
Nicolò: Hai paura? Ebbene, è giunto il momento che tu sappia la verità.. Pensaci, stai facendo una vita in cui meriti l'Inferno, e quale punizione peggiore di un'eternità a Ciminna..
Morgana: Ciminna non può essere l'Inferno, perchè l'Inferno è caldo e non ci sono pecore!
Nicolò: L'Inferno.. è nella nostra testa!! è_é

L'atmosfera natalizia
(si sente uno scalpitare di numerosi zoccoli e campanelle in strada)
Morgana: Che è?
Papàmorgano: Le renne di Babbo Natale! ^_^
Morgana: (si affaccia) Naaa, è solo un gregge di pecore.. Pecore? Ma siamo in centro @_@

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[Pantoufle]
martedì, 23 dicembre 2008
Il gatto dormiva quieto sulla tv che vomitava nella stanza i cartoni del pomeriggio e lei recuperava ricordi da scatole di cartone, li spolverava col Vetril. Li riponeva con cura tra gli scaffali dei libri. Trovava spiacevole quel tuffo nei suoi passati, ma l'idea di trascorrere le vacanze sepolta dalle scatole la deprimeva, così si diede da fare decidendo di autopremiarsi con una serata in compagnia delle storie di Frank McCourt. Il computer col suo gelido schermo parlava di incubi e di pesci rossi. Canticchiando a bassa voce per non farsi sentire riunì i conigli di peluche in un cestino. Pose particolari libri e vecchie foto nella vetrina dei rimpianti, accanto alle targhe che assorbivano polvere. C'erano tutti questi avanzi dei traslochi. Si chiese se quel viavai di scatole polverose avrebbe mai avuto un fine. Si sentì come Anouk dal mantello rosso, trascinata com'era dagli inverni, da un luogo all'altro. Questi inverni dannatissimi. Le sembrò di vedere Pantoufle che faceva capolino dalla porta. 

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[L'azzurro degli occhi]
sabato, 13 dicembre 2008
Qualcuno mi parlò di allagamenti. C'erano targhe appese agli alberi e vetri rotti. Alice mi buttò addosso tutto il suo entusiasmo. Li guardai nell'azzurro degli occhi ponendomi domande. E ridevano sulla poltrona verde con occhi diversi eppure identici. Sembravano fratelli ma non lo erano. Li fissavo in silenzio ponendomi domande. E mi parlava di magia, con quella freschezza negli occhi che avevo sempre sognato di possedere. Morgana, che hai? Dev'essere il sonno, ora mi faccio un caffè, risposi. Immaginai mondi fatti di yoga ed erbe wiccan e capelli laccati e meditazione. Pensai ai miei piedi piantati a terra con chiodi arrugginiti. Pensai al mio, di mondo. Corse contro il tempo e pioggia dannatissima e pixel e vettoriali e labirinti e pagine bianche e sigarette e attese interminabili e incubi di notte e uomini di marmo che hanno vita solo nei pensieri. Viola lutto e azzurrocielo. Mi sentii terribilmente vecchia.

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[Tiresia]
mercoledì, 10 dicembre 2008
Le lezioni di storia dell'arte sono strane. Mi porto il quaderno ogni volta sperando che l'insegnante riesca a parlare di arte per più di cinque minuti. Si siede sulla cattedra e inizia a spiegarci che i francesi, invece di lavarsi, si versano boccette di profumo addosso. Ci spiega che Palermo non è più quella di una volta, che il cemento è ovunque, e trattenendo il pianto va a fumarsi una sigaretta. Ci spiega che i politici sono corrotti. Che la Chiesa è corrotta. Che l'Italia fa schifo. Io annuisco, le conto le rughe e penso che sì, l'Italia fa schifo, è tutto una merda, non ci sono più le mezze stagioni, non ci resta che piangere.
L'altro giorno s'è messa a parlare di Matrix. Io disegnavo spirali sul foglio. Ci spiegava che Nio, in realtà, è una sorta di Gesù Cristo. Che nel secondo film ci sono racchiuse tutte le antiche religioni. Tra una spirale e l'altra guardavo l'orologio. Dannazione, questi afterhours mi faranno venire un esaurimento nervoso, pensavo. Voglio dormire, dormire, dormire. Ho inesorabilmente barattato il prezioso sonno del mattino con i pessimi deliri cinematografici di una donna sulla soglia della menopausa. E la professoressa continuava a menarla con questa storia di Matrix. Si era messa a ripetere che l'oracolo del film è cieco. Ragazzi, l'oracolo, vi rendete conto, è cieco, come Tiresia.
Smetto di disegnare spirali e ho uno di quei flashback dannatissimi in cui mezza vita ti passa davanti. Il rimpianto, il senso di colpa e tutto il resto mi addentano le viscere. Tiresia. Proprio in quel momento la professoressa si zittisce. Ci guarda negli occhi. Ragazzi, siete amebe, ci dice. Siete lobotomizzati, guardatevi. Abbasso lo sguardo, proprio come facevo al liceo. Come passate il vostro tempo libero, eh, ragazzi? Ci chiede. Ridiamo imbarazzati. Ragazzi, guardatevi. Non sapete un cazzo del mondo. Non siete curiosi, non vi guardate intorno. Avete vent'anni e siete già morti.

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[I labirinti]
mercoledì, 10 dicembre 2008

"And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I’m dying
Are the best I’ve ever had"
Gary Jules

Hai comprato i libri di Kafka. Finirai di leggerli e li perderai tra cumuli di altri libri. Le nostre parole sono strette. Claustrofobiche. Sono labirinti di Josef K. Il Mafioso di terracotta ha una nuova fidanzata. E' lì, sullo scaffale. E tu, tu vuoi andare in una terra dai souvenir tristi. E i labirinti della tua mente si stringono più forte al pensiero. Soldatini di piombo postmoderni si ostinano a ridursi a cuori sporchi di cenere. E la domanda straziante che mi hai fatto. Come fai a capire che è un inganno se ti stai ingannando? Mi hai chiesto. La realtà è un orologio di Dalì. La mia lo è sempre stata. Milligrammi di incoscienza a renderne i colori meno cupi. Le partite a scacchi contro la tristezza, io, le perdo sempre. Non sono le distanze a separarci. Sono i labirinti. Questi labirinti, immensi. 

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[Angeli]
domenica, 07 dicembre 2008

"Angeli di ali immobili
sopra roghi gravidi
succhiami i respiri ultimi
e dopo mangiami.
Angeli in grida armoniche
celestiali spiriti
mai si saziano
il grande amore cannibale"

Era il suo compleanno. I compleanni per lui erano tristi almeno quanto i miei novembre. Per me era importante la svolta. Non ci sarebbero mai più dovuti essere compleanni tristi, nè novembre angoscianti. Insieme a lui volevo che gli inverni fossero diversi. Per questo avevo preparato quel giorno con cura. I regali nascosti sotto ai vestiti. Il tiramisù confuso tra i cibi nel fondo del frigo. Il video caricato sul web ormai da settimane. Quel giorno gli occhi sembrarono diventargli ancora più grandi. Questo è il compleanno più bello della mia vita, mi disse. Si, mi disse proprio così. Quella sera mi stavo truccando. Ti ho scritto qualcosa, mi disse. Mi aveva scritto un racconto in cui io ero un angelo che non sapeva volare. Mentre leggevo mi puntò addosso quegli occhi immensi, poi aprì le mani bianchissime. Aveva due ali di carta sui palmi. Quella creatura lucente seduta al mio fianco con i palmi allargati non poteva essere di questo mondo. In questo mondo, non si regalano ali di carta. Le mura della stanza sparirono. E mi sentii persa dentro uno di quei boschi delle fiabe in cui può succedere qualunque cosa, qualunque cosa.

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[C'era questo sole splendido]
venerdì, 05 dicembre 2008
Si sedeva sui gradini davanti alle aule godendosi il sole. C'era questo sole splendido che scaldava ogni cosa nel cuore dell'inverno. C'era questo sole splendido e lei stava in canottiera ad assorbirne ogni raggio, e beveva il caffè deliziandosi dei discorsi da salotto degli amici. E rideva, rideva di gusto. Spesso le venivano le lacrime dal tanto ridere, e le si scioglieva il trucco. Per questo andava in giro con il nero degli occhi perennemente sbavato. Si innamorò di un uomo dalla pelle bianca. Quell'innaturale candore la affascinava moltissimo. Guardandolo aveva l'impressione di avere il sole negli occhi.
Una notte si svegliò ansimando. Il cuore sembrava esploderle nel petto. Ebbe visioni di madri dai polsi spezzati e uomini pallidi e ossuti dalle labbra viola e donne-elefanti morte tra forcine e cosmetici sparsi. Accese la luce e vide lo stesso disordine della donna elefante. Ricordò che la spilla della donna elefante poche notti prima si era rotta. Immaginò strani segni premonitori e si sentì completamente pazza, completamente pazza. Lei era la stessa persona che rideva sugli scalini assorbendo sole. Lei era la stessa che dal tanto ridere andava in giro perennemente col trucco sbavato. Il cuore le esplose nel petto. 

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