



[Il rito della dimenticanza]
giovedì, 23 luglio 2009
Una volta qualcuno mi ha detto che dimenticare un uomo è difficile, dimenticare una donna è impossibile. Cazzate. Io sono una donna. Eppure sparisco. Con un colpo di spugna, senza lasciare macchie. Sotto stelle brillanti Desty ci parlava del rito della dimenticanza. consisteva nel salire su un colle, gettarsi del sale dietro alle spalle e ripetere per mille volte il nome dell'amata da dimenticare. Oh Bedelia, mia dolce Bedelia, ripeteva ridendo. La bottiglietta di Amaro Lucano che dopo tutti questi anni sarà andato in putrefazione. Le bacchette del ristorante cinese dove mi barricavo nel mutismo. Dorian Gray. Il topolino di plastica. Un sasso macchiato di vernice grigiastra. La bottiglia di Bacardi alla fragola. La foto di un bambino che si morde il dito. Letti a dondolo. Un bigliettino verde con scritto "Sur chaquès = su ogni". Lumache blu. Café au lait. La passiflora. Un campanellino da gatto. Un portamonete a forma di gatto. Un cactus di plastica, che la gente lo vede e mi chiede che cacchio ci fa nella mia stanza un cactus di plastica. Tredici in numeri romani. Ali di carta. Ricordare il passato non è un dovere. Avere rispetto per il nostro passato non è un dovere. Idolatrare simboli non è un dovere. E' un'assurdità. Anche Davi dolce ha gli incubi. Perchè non riesce a dimenticare. L'oblio è una moda, ma petite.
E' un fottuto incubo che non ti riguarda.
Morgana che cazzo stai facendo, dice Andrea. Mi fascio le mani col nastro isolante, gli dico, è piacevole, sai. Mi ricorda Davi, gli dico. Un attimo dopo se le fascia a sua volta. Andrea che cazzo stai facendo, gli dico. Dicevi che è piacevole, volevo provare, mi dice.

[Le anime storte]
mercoledì, 22 luglio 2009
Davi dice che dovremmo fare le attrici. Se ci pagassero per indossare maschere saremmo le donne più ricche del mondo. Io e Davi, le anemiche reginette del palco. Ognuna con i rispettivi fantasmi. Sul filo di un grossolano rasoio. Chi cadrà per prima? Non ho mai avuto un gran senso dell'equilibrio. "E illusione sarà vostra madre.
Perdizione sarà vostro padre.
Consumarsi. E pentirsi.
Consumarsi. E pentirsi.
E' l'oblio. E' una moda."

[Zollette di paglia]
domenica, 19 luglio 2009
Si guardò bene dal pronunciarlo. Sarebbe stata una caduta di stile, o peggio, un pericoloso esporsi. Che nessuno avrebbe colto. Tranne lei. C'era una festa campestre quella notte e tutti si adagiavano sulle balle di paglia. Una Venere vestita di pizzo - e dotata di cazzo - si esibiva sul palco e Lady Violet la fotografava nella luce blufluo dei riflettori. Se ne stava appollaiata su una zolletta di zucchero, Lady Violet, e sorrideva con particolare impegno. Un Gesù con i pantaloni a zampa le accese migliaia di sigarette quella sera e ad un certo punto le disse che era proprio strano, era proprio strano il fatto che lei fosse così felice per ogni emerita cazzata che succedeva agli altri. Mentre per se stessa non lo era mai. Mai. Quasi che dovessero piovere stelle e rovesciare il mondo ed esplodere uragani per. Jesus Christ Superstar continuò imperterrito nella sua psicanalisi e Lady Violet fissava il vuoto ringraziando il buio che le copriva la faccia con discrezione. Quegli stronzi si ostinavano a cantare in francese e questo non faceva affatto bene a Lady Violet, per cui dava le spalle al palco, pensando che quella sera sembrava tutto un fottuto complotto contro il suo umore. Il suo povero umore, che era partito così bene. Lady Violet soleva cullare il suo umore.
Quasi fosse un infante malato.
Lo portava all'aria aperta per farlo svagare.
Lo rimpinzava di pillole per farlo guarire.
Quell'infante pallido, ogni tanto, le sorrideva.
Scatenando farfalle impazzite nello stomaco di Lady Violet.
Ma era così raro. Così raro.
- Che agnello stupido.
Che lupo pazzo e masochista, pensò Lady Violet, ma non lo disse. Continuò a fissarsi le mani ghiacciate ricoperte di nastro isolante. Come quelle di Davi. Continuò a sparare cazzate in fila, come è giusto che faccia un manga. Pensando a tutt'altro. Il sorriso incollato per bene sulla faccia.

[Tra le arterie]
sabato, 18 luglio 2009
Con le unghie sul tuo collo Con questo foulard sul collo mi sento una Lucy d'altri tempi. Qualcuno mi raccomanda di non toccare l'aglio. E, visto che ci sono, sussurro a Stoker di scrivermi un lieto fine. Lui storce il naso. Suvvia, mio vecchio Bram, giusto per fare l'originale. Non puoi mica continuare a farli morire tutti, i tuoi vampiri. Altrimenti poi il lettore si annoia. Stoker scoppia a ridere e mi manda a fanculo. Niente favoritismi, afferma. Se proprio vuoi una storia a lieto fine, scrivitela da sola. Nessuno te lo impedisce, mia cara. A parte te stessa, naturalmente. Sghignazza. Lasensazionechequalchecosanonvada. Luci che passano disegnano ombre che restano disegnano luci che passano disegnano ombre che restano disegnano luci che passano disegnano ombre che restano disegnano luci che passano disegnano ombre che restano disegnano luci che passano disegnano ombre che restano disegnano luci che passano disegnano ombre che restano disegnano luci che passano disegnano ombre che restano disegnano luci che passano disegnano ombre che restano disegnano luci che passano disegnano ombre che restano disegnano luci che passano disegnano ombre che restano disegnano luci che passano disegnano ombre che restano disegnano luci che passano disegnano ombre che restano disegnano.
tra le arterie incidi un verso.
tatua a morsi sui miei polsi
il nome del niente

[Nove e quarantanove di un mattino rovente]
lunedì, 13 luglio 2009
Tra qualche ora sarò con la mia Davi personale. Tra qualche ora vomiterò le maschere di pixel e scivolerò con rollerblade d'argento sull'asfalto rovente. Tra qualche ora mi sentirò in un romanzo della Santacroce dove ogni dramma sembra così dolceromantico. Tra qualche ora mi dimenticherò.

[Cosa d'alta magia]
martedì, 07 luglio 2009
Lady Violet camminava distratta in un deserto di gente evitando gli sguardi con le cuffie nelle orecchie. Inciampò per caso su una lampada ad olio. La sfregò per pulirla dalla sabbia, e comparve un Genio tutto blu. Si, quello della Walt Disney.
- Lady Violet, - le disse - noto che lei ha un colore insolito, che si intona col mio blu. Lady Violet, lei mi sta proprio simpatica. Ho deciso di esaudire un suo desiderio. Mi descriva la sua amica ideale, Milady, e io la materializzerò per lei.
- La ringrazio, Sir, - disse Lady Violet - ma temo che ciò non sia possibile, in quanto la mia donna ideale è troppo complessa da realizzare.
- Io posso fare tutto, Lady Violet. - disse il Genio.
Lady Violet, alquanto perplessa, cominciò la sua descrizione.
- Vorrei che amasse i libri follemente, disperatamente. Vorrei che scrivesse poesie. Vorrei che fosse fragilissima, in modo da proteggerci a vicenda. Vorrei che vivesse col cuore e non col corpo. La vorrei con mille grilli per la testa, in modo da poterceli scambiare. Mi piacerebbe, a volte, scambiare grilli con qualcuno. La vorrei disperata come me, piena di fantasmi come me. Vorrei che contenesse mille mostri d'inchiostro. Solo così potrebbe capirmi. Vorrei che fosse magra e alta, androgina, perfetta. La vorrei bella, bella da star male, radiosa, impeccabile. Vorrei che mi ripulisse gli occhi dallo schifo. Vorrei che parlandole i miei fantasmi sparissero uno ad uno. Vorrei qualcosa di fortissimo, da togliere il fiato. Vorrei fossimo due indivisibili vite, vorrei che sembrassimo amanti. Si, vorrei innamorarmi d'affetto, in un certo senso. E poi, se possibile, vorrei che avesse un soprannome strano, in modo da sentirmi meno strana.
- Altro, Milady? - disse il Genio.
Lady Violet ci pensò un attimo, poi si affrettò ad aggiungere:
- Ah, si, una cosa importantissima. Io mi sono stancata di rincorrere la gente fino in capo al mondo, davvero. Vorrei che abitasse in una città quà vicino, magari col mare. E' proprio bello il mare, lei non trova?
Il Genio si grattò la testa.
- Non crede di chiedere un pò troppo, Milady?
- Gliel'avevo detto, Sir, - ribadì Lady Violet - perciò ora sono cazzi suoi. Io voglio che abiti in Sicilia. Anzi, sa cosa le dico? Voglio che sia la mia vicina di casa.
- Come siamo acide, Milady. - disse il Genio - Gradisce un pò di bicarbonato? Ad ogni modo, come promesso, io materializzerò il suo desiderio.
Il Genio si trasformò in una nube tossica che ricoprì l'intero deserto di persone.
- Si volti alla sua destra, prego. - disse il Genio - Il suo desiderio si chiama Spleen, corrisponde esattamente alla sua descrizione ed è seduto proprio accanto a lei.
Lady Violet si voltò, incredula.
E la vide.


[Lascia stare la mia bile]
domenica, 05 luglio 2009
E me la prendo con l'asfalto. Si, l'asfalto. I miei pacifici amici al fianco. Siamo due Robert Smith e una Gothic Lolita e girovaghiamo per le strade sporche. In mezzo a ragazze basse e grasse e uomini ingellati con i brillantini sul culo. Io picchio l'asfalto. Fisso i passanti sperando che qualcuno mi insulti. Per via del cespuglio viola che ho in testa e il collare sadomaso e tutto il resto. Spero che qualcuno mi insulti. Ma nessuno lo fa. Stranamente questa fottuta sera nessuno mi insulta. Probabilmente me lo leggono in faccia che sto solo aspettando un pretesto per ringhiare. Un leone in gabbia. Io sono Robert Smith, continuo a ripetere ai miei pacifici amici. L'asfalto non protesta. Lo ferisco. Si sporca di bile nera. I miei pacifici amici diventano una massa informe davanti al locale. Sorridono, parlano, ballano. Mi metto a ballare anch'io barcollando sulle zeppe dodici centimetri fuori moda. Poi mi viene da vomitare a vedere un tipo che mi sculetta davanti. Così mi piazzo al bancone e inizio a scolare alcool e bile. E vaffanculo. Tommaso mi si mette accanto rovesciandomi addosso le sue sventure. Sono tentata di farlo a mia volta, ma non lo faccio. Perchè ne ho abbastanza di sentirmi patetica. Perchè in fondo il motivo della mia rabbia lo è, patetico. Perciò continuo a bere e a strafogarmi di olive e ad ascoltare in silenzio le sventure di questo Tommaso che mi si è piazzato accanto probabilmente per pena, perchè ha sentito odore di rabbia e tenta di farmi sentire meglio raccontandomi la sua, di rabbia. E alla fine mi trascino sul marciapiede e sembro una battona e mi reggo addosso al mio coinquilino che ride di come sono ridotta e fa bene e Spleen mi telefona e io presa come sono dalla mia bile nera ci capisco ben poco di quello che mi dice e le parlo mentre gli scalini mi scorrono davanti e butto il peso della mia esistenza addosso ai pacifici amici che mi sorreggono, mi sorreggono, mi sorreggono. Sempre e comunque. A volte mi chiedo perchè lo fanno. Perchè mai dovrebbero sorreggere questa pazza isterica che oggi si è pure convinta di essere Robert Smith. E mi dici che mi autodistruggo allo scopo di essere notata da un eventuale cavaliere oscuro ed essere salvata e portata fuori dalla merda. E a me viene tanto da risponderti di ficcartelo su per il culo il destriero, il mantello, la Strega Nera, Fulmine, Saetta e tutta quella fiaba di merda. Ma non lo faccio. Per lo stesso motivo di prima, non lo faccio. Ti rivolgo un sorriso di pixel e vado avanti.

elucubrazioni
"Per me il presente è l'eternità e
l'eternità è sempre in movimento, scorre, si dissolve. Questo attimo è vita.
E quando passa, muore. Ma non si può ricominciare a ogni nuovo attimo, ci si
deve basare su quelli già morti. E' un po' come le sabbie mobili… senza
scampo sin dall'inizio. Un racconto, un quadro possono far rivivere un poco
la sensazione, ma mai abbastanza. Niente è reale, eccetto il presente, e io
mi sento già soffocare sotto il peso dei secoli. Un centinaio di anni fa una
ragazza ha vissuto come vivo io. Poi è morta. Io sono il presente, ma so che
anch'io me ne andrò. L'istante sublime, la fiamma che consuma arriva e
subito scompare: sabbie mobili, sempre. E io non voglio morire" Diari, S. P.
"Un cuore artificiale io vorrei, nessun suono. Non questo pianoforte pieno
di violini, non questo slancio che nasconde sotto ali così immense, non quei
sogni, nessun suono. [...] Dai prova a ferirmi, io non sento, non ci sono,
sempre altrove, sempre forte, invulnerabile, magnifica. Dai prova a ferirmi,
colpisci con potenza, fammi fuori, urlami qualcosa di terribile, sbranami,
dai sbranami, io non sento, non ci sono, sempre altrove, sempre forte,
invulnerabile, magnifica." Requiem, I.S.
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Grafica: me
La foto di testata, quella in bianco e nero, mi è stata scattata da Daniele.
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