[Seasonal Affective Disorder]
mercoledì, 09 settembre 2009

Oggi il sole si è spento e ha iniziato a piovere.
Tuoni, fulmini, e bestemmie in dialetto dei vicini.
Quale aggraziato concerto.

- Non era mia intenzione metterti di cattivo umore, - disse il cielo - volevo solo ricordarti che l'estate non durerà in eterno.
- Oh, non ce n'era bisogno, - lo rassicurai - non l'ho mai messo in dubbio, il ritorno dell'inverno. Viene da chiedersi il motivo per cui l'esistenza si ostini ad essere così puntualmente ciclica per le cose brutte, e mai per quelle belle.
- Stai forse insinuando che l'estate non si ripeta tutti gli anni? - chiese il cielo, con aria risentita.
- L'estate c'è sempre, è vero, - mormorai, scartando una caramella dalla confezione - ma certe estati non sono abbastanza luminose come te le aspettavi, mentre gli inverni sono sempre, sempre bui.  
Il cielo non seppe esattamente cosa rispondere, così tacque. Continuò a vomitare pioggia a lungo. Ingoiai la caramella con un sorso d'acqua. 

I vicini continuavano a strillare come maiali scotennati. Mi chiesi se stesse succedendo qualcosa di orribile. Mi chiesi se non fosse il caso di chiamare la polizia.
Misi le cuffie con David Bowie a tutto volume, e i vicini sparirono.

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[Caos calmo]
martedì, 01 settembre 2009

"Night after night. She lay alone in bed. Her eyes so open to the dark. The streets all looked so strange. They seemed so far away. But Charlotte did not cry."

Accumulava quaderni vuoti e cenere dappertutto. Il suo passatempo preferito era analizzare. Analizzava i libri con attenzione. Analizzava gli accostamenti cromatici con severità. Analizzava gli altri con stanco cinismo. Analizzava se stessa con rassegnazione cupa. Certe volte si chiedeva quale sarebbe stato il momento in cui si sarebbe spezzata. Quanto avrebbe resistito. Perchè il caos calmo non può durare in eterno. La botta arriva, prima o poi. L'esistenza le sembrava una matassa di fili grigi. Non aveva alcuna intenzione di provare a sgrovigliarla, quella matassa. Si limitava a soffiar via la cenere dal tavolo, ogni tanto.

Le piaceva parlare di sè in terza persona. Credo che lo facesse perchè aveva l'impressione di non appartenersi. Riteneva che il ruolo della storia che più le si addiceva non fosse quello del personaggio, ma della voce narrante. Per questo aveva qualche difficoltà, quando la coscienza le ricordava che nella vita non ci sono nè personaggi, nè voci narranti.

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nuotando nell'aria
"Ad essere sincera non ne sono così sicura. Di esistere intendo. Mi sembra di vedere le cose a tinte pastello." A.
"Collezionavo anni controvoglia. Erano farfalle conficcate da spilli. Chissà se un giorno riuscirò a venderli. " Revolver, I.S.

Nome // Morgana
Specie // Misantropa
Età // 23

elucubrazioni
"Per me il presente è l'eternità e l'eternità è sempre in movimento, scorre, si dissolve. Questo attimo è vita. E quando passa, muore. Ma non si può ricominciare a ogni nuovo attimo, ci si deve basare su quelli già morti. E' un po' come le sabbie mobili… senza scampo sin dall'inizio. Un racconto, un quadro possono far rivivere un poco la sensazione, ma mai abbastanza. Niente è reale, eccetto il presente, e io mi sento già soffocare sotto il peso dei secoli. Un centinaio di anni fa una ragazza ha vissuto come vivo io. Poi è morta. Io sono il presente, ma so che anch'io me ne andrò. L'istante sublime, la fiamma che consuma arriva e subito scompare: sabbie mobili, sempre. E io non voglio morire" Diari, S. P.
"Un cuore artificiale io vorrei, nessun suono. Non questo pianoforte pieno di violini, non questo slancio che nasconde sotto ali così immense, non quei sogni, nessun suono. [...] Dai prova a ferirmi, io non sento, non ci sono, sempre altrove, sempre forte, invulnerabile, magnifica. Dai prova a ferirmi, colpisci con potenza, fammi fuori, urlami qualcosa di terribile, sbranami, dai sbranami, io non sento, non ci sono, sempre altrove, sempre forte, invulnerabile, magnifica." Requiem, I.S.

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Grafica: me
La foto di testata, quella in bianco e nero, mi è stata scattata da Daniele.


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